nudo

un pomeriggio resto nudo
sotto la montagna nel silenzio
ogni ora la campana nella valle
tutto è lento e senza desiderio
desiderabilmente senza sentimento
un corpo solo
solo un corpo
carne con una sua mitologia
senza alcuna nostalgia
una pittura pompeiana
una statua canoviana
un erotismo prepotentemente inutilizzato

© Daniele Martino 2015 – proprietà letteraria riservata

corpi-memoria

mi aspetti nuda aperta giù
gli occhi e la bocca me li prendi
e la tua carne morbida lo so lo so
è nata e si è plasmata per portarci a questo
a me che ora la riempio riempio
e mentre ti accarezzo dentro tra le labbra
vibri di impulsi di elettrico cristallo
che le mie dita innescano di scosse
poi tocca a te sbranarmi in poche mosse
con un tuo dionisiaco gesto
implacabile e lento

l’opera d’arte che agiamo intimamente
l’abbiamo concepita non l’abbiamo custodita
chissà se resta dentro i nostri sensi
chissà se loro hanno più solida memoria
e sanno restituirci l’estasi a comando
nelle notti in cui noi siamo sparsi senza storia
soli in corpi che da soli si smembrano dormendo

© Daniele Martino 2015 – proprietà letteraria riservata

un libro

quando leggo un libro io mi sento bene
perché quelle parole mi parlano da sole
e riposano la mente che non deve più
comporre senza tregua le mie storie
sulle cose sciocche che, occorrendo,
per un bel po’ non lasciano tornare a un libro
fabbricando colpe per un tempo perso senza senso

quando guardo tutti i libri che non sto leggendo
che rigoverno in pile preparate alla lettura
io mi sento che non ce la farò mai
a legger tutto quello che si mette in coda: morirò
e se scrivo, io non leggo più
vero, forse scrivo un libro che verrà
ma come e quando bene non si sa
né se un giorno a qualcun altro servirà

quando leggo un libro sono in muta compagnia
di un piacere che, finito, non va via
come una solitudine mai sola
che non mi lascia, se ne resta lì, fedele
e quello che facciamo insieme, il libro ed io
non delude mai come quando tu non fai
quello che vorrei fare con te ma tu non vuoi

così anche per oggi leggerò
per stare quieto non ti aspetterò
perché, non so
è molto molto intimo, per me
questo stare con qualcuno senza te

© Daniele Martino 2015 – proprietà letteraria riservata

ansia

mani, mani calme che accarezzo
mordicchiando il polpastrello
labbra, labbra molli e umide
ribaciate a rimbalzello
senza lingua che di giorno ci hai vergogna
occhi, manga-occhi acquosi luccicanti
che stranamente sembrano d’amore
una specie di estasi in stand-by
volta dopo volta sedativi all’ansia che tu hai
ansia che mi prende in un contagio
perché so che anche stavolta te ne andrai

© Daniele Martino 2015 – proprietà letteraria riservata

Quel malessere oscuro del cuore

Ci dev’essere una latitudine che scorre nelle vene delle narratrici delle aree settentrionali di Europa e America: quelle comunità in qualche modo ibernate nelle loro orgogliose tradizioni, le tante province che pullulano tristemente lontano da Londra o New York, le sere fredde, le notti gelide, gli stivali che scrollano la neve ghiacciata all’ingresso di accoglienti tane domestiche. Come in Fargo, il film dei Coen e la serie tv da loro prodotta. Non sono donne diverse da noi, uomini o adolescenti diversi da noi, ma è come se in quella latitudine non lontana dal freddo polare tutti fossero un po’ più feroci e insieme affettuosi di noi. Se sei solo sei solissimo, se sei triste ti suicidi, se ami tua madre e tua sorella le ami e sei amato tantissimo.
Quel malessere oscuro del cuore

Miriam Toews