S-ballare serve a qualcosa

Dionisiaco/apollineo: nelle stagioni della nostra vita quante volte siamo entrati e usciti da queste opzioni esperienziali? Prima le canzoncine, poi il rock e il gusto di ascolto che si affina (o non si affina diventando o meno “intellettuali” o “non-intellettuali”)… poi adolescenza e giovinezza offrono la svolta “politica”: essere dentro o fuori? Ballare o s-ballare? La dimensione antropologica della festa è sempre stata calendarizzata, steccata da margini di controllo sociale al cui interno ognuno «fa ciò che vuole» (Rabelais, Gargantua); dai riti greci (baccanti, riti orfici) ai Carnevali medievali… Quanti quadri di Brueghel sembrano uno scatto da un free party degli anni Novanta? L’eccesso genera caos, e per quanti il caos è bellezza? Se la musica classica è armonia apollinea, il jazz è free, è improvvisazione, è generazione di imprevisto e mai udito all’interno di un preciso spazio di ascolto sociale: il concerto…

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http://www.doppiozero.com/autore/Daniele-Martino

civilation ends here speakers wall

«Il destino, secondo me»

Di sicuro essere licenziato è una delle cose che ha contribuito a fare di me uno scrittore ma, in senso più immediato, quel lavoro è stata un’altra possibilità – un’altra direzione possibile – che si è risolta con un nulla di fatto, non ha portato da nessuna parte. Questo rientra nel processo di diventare scrittori. Il più delle volte uno finisce con il diventare scrittore a mano a mano che i tentativi di fare altro non producono risultati. Non ti rimane che la scrittura. È pur sempre una possibilità, anche quando – specie quando – non disponi di altro.
Geoff Dyer, Licenziato (2004)

Il destino, secondo me, non è quello che c’è in serbo per te; è quello che è già in serbo dentro di te – ed è paziente come la morte.
Geoff Dyer, Sul tetto (2002)