ridevo con la mamma, leggendo Jerome

Della mia era ragazzina mi pare di avere pochi ricordi, o tristi o drammatici. Oggi un post chiedeva quale libro ti ha più legato a tua madre… così un ricordo bello mi è tornato a galla: io sono malato, a letto, una influenza o una varicella, una cosa lunga insomma. È una bella giornata, forse di primavera, c’è un sole piacevole, la finestra davanti al mio letto è spalancata ed entra aria fresca dal giardino. Mia madre sta riordinando la camera e io sto leggendo ad alta voce Tre uomini in barca: quanto ridiamo, ridiamo! A crepapelle! Alle lacrime! È un bel ricordo., vero?

© Daniele Martino 2020 | proprietà letteraria riservata

sogni di una notte di mezza epidemia

1. giro a piedi con altri (famiglia, mi pare mio padre mia madre GIOVANI, forse mio fratello piccolo) per vie pedonali, stiamo cercando CASA, una nuova nostra casa; la prima, che pare molto bella, ha tanta gente davanti, come una mandria di zombie, ma all’apparenza non lo sono. Entro e scopro che dentro, in fondo, in una cantina, devo sistemare delle cose, una dispensa, devo preparare delle scorte, e rinchiuderle dentro sacche di plastica; devo farlo CONTROLLATO POI DA QUALCUNO, che dovrà dire se ho fatto bene o meno. Poi, via via capisco che sono dentro una casa POSSEDUTA DA DEMONI, e comincia una lunga complicatissima fuga; più di uno di quelli che erano davanti, fuori, cercano di abbracciarmi e CONTAGIARMI DEMONICAMENTE e io devo togliermeli di dosso in tempo e correre. Sono personaggi del mio passato di giovane intellettuale: gente Einaudi, gente della Vecchia Torino Intellettuale. Alla fine riesco a scappare…

2. continuo a camminare con la mia “famiglia giovane”: le strade sono tutte pedonali, senza auto, senza gente; le strade sono acciottolate; stiamo scendendo dall’alto di un quartiere collinare, con vista splendida sulla città; mi piace, dico «sì qui mi piace!»; le case sembrano un po’ case da fiaba, e un po’ villaggio medievale De Andrade… una mi piace tantissimo! è una specie di piccolo castello Disneyland, o di film Walt Disney anni Quaranta; tutta grigia, di pietra e legno; l’enorme patio, mentre faccio il giro di visita lo vedo, ha un vasto soffitto a cassettoni divorato da erbe infestanti e penso «eh qui si dovrebbero spendere un sacco di soldi per bonificarlo…»; l’agente immobiliare dice che però è già in parola con altri… peccato, allora scendiamo un po’ per il villaggio, e c’è una casa sempre “sette nani” , più piccola ma sempre relativamente imponente, tipo pacchianata Las Vegas, ma sembra la bicocca che cerco; sono entusiasta, correndo (sono un bambino) mia madre mi richiama e mi dice che in realtà è quella dove abitava la nostra famiglia amica di infanzia, dove viveva il collega-amico di mio padre con un figlio mio coetaneo plumbeo e chiuso con cui non riuscivo mai a giocare… La madre è morta, il padre è morto, e quindi si sta liberando”. Io dico «va bene, allora aspettiamo e poi la prendiamo!»; vicino a un torrente… mi piace, è meno feng shui della precedente ma si vede ancora la città là sotto, mi accontenterò..

3. sono nella mia camera di adolescente, alla mia scrivania, sto cercando dischi per un programma radiofonico e non li trovo: chi cazzo me li ha presi tutti? poi mi ricordo che deve esserci questa sera uno spettacolo del festival teatrale al Carignano; metto in allarme tutta la mia famiglia (mio padre giovane, mia madre giovane, mio fratello piccolo) e urlo che dobbiamo prepararci di corsa e uscire! penso che potrei andarmene anche da solo con la moto ma poi mi ricordo che non ho mai avuto una moto in vita mia. Dobbiamo andare giù con una macchina sola, ma poi chiamo il teatro e mi dicono sghignazzando che lo spettacolo era alle 19, che era una cosa piuttosto breve e assurdamente sperimentale, e che forse lo replicavano domani. A questo punto tutta la famiglia si è tirata e dobbiamo partire. Urlo che va beh andremo a cena fuori! In realtà non ho la minima intenzione di andare a cena fuori, così cerco sulla mia rubrica telefonica una mia ex fidanzata, S., per cui avevo pianto 6 mesi quando mi lasciò, perdendo 10 kg. di peso e finendo quasi in manicomio. La chiamo, ma non la trovo; cerco di ricordarmi se ho ancora la mia stanza in affitto, la soffitta… per andarci con lei a fare l’amore se poi la trovo più tardi…

4. cercando una immagine per questo mio post digito nella mia ricerca on line “Walt Disney house” e scopro che la casa che Walt Disney abitò dal 1932 al 1950 a Los Angeles era molto simile a quelle che ho sognato: non le avevo MAI viste prima.

nella foto: In 1932 Walt and Lillian had their Los Feliz home built at 4053 Woking Way, Los Angeles, CA. This is where they raised their children and became a family. The Disneys lived here from 1932 until 1950

ma le donne preferiscono starsene da sole

Ma in realtà da 3.000 anni, da quando abbiamo le prime tracce di letteratura, musica, teatro, a parlare sono sempre stati solo gli uomini. Soltanto dall’Ottocento e dal Novecento piano piano le donne hanno cominciato a rivendicare il loro diritto ad essere non soltanto mogli, madri e domestiche. Oggi in Europa e America sono finalmente tante le donne pittrici, musiciste, drammaturghe, scrittrici, poetesse, fotografe. Le donne lavorano, sono sempre più in-dipendenti economicamente dalla famiglia e dal matrimonio e abbiamo finalmente anche una visione del mondo al femminile. Nella musica pop europea e americana ci sono davvero moltissime cantautrici (autrici della musica e della poesia per musica che cantano). E in Italia? In Italia abbiamo la legge sul divorzio e sull’aborto soltanto dagli anni Settanta, siamo indietro. Abbiamo avuto grandi cantanti ma le cantautrici sono aumentate solo negli ultimi tempi.

Quindi, cosa ne pensano loro dell’amore? L’amore che è stato cantato, scritto, recitato per tremila anni dai maschi? Quello che più sorprende è che le donne sanno fare a meno, dell’amore! Sanno stare da sole. Sanno stare in piedi senza un uomo a fianco. Sono stanche di millenni di servitù e paiono godersi giustamente una nuova era, dove a farsi strada nella vita e nel mondo non sono più solo i maschi.

alcune piccole donne crescono

Una mattina Azeeza arriva e mi dice che si è presa in prestito in biblioteca Piccole donne, e se lo sta leggendo! Questi sono momenti davvero pazzeschi, per un prof di Barriera: come è stato possibile questo miracolo? Come mai una ragazza che urla come al banchetto di un mercato tutto il giorno per rintuzzare le villanie dementi dei compagni arriva spontaneamente a Louisa May Alcott? Così, poiché nel 2018 furono i 150 anni dalla pubblicazione del capolavoro molto autobiografico della Alcott, e poiché un po’ in ritardo sono partite ristampe dei libri di Alcott e produzioni televisive come quella BBC e cinematografiche come quella contemporaneissima di Greta Gerwig, ho invitato anche gli allievi della prima a leggersi durante le vacanze di Natale Piccole donne o La guerra dei mondi di H.G. Wells. I maschi sono arrivati ovviamente senza aver letto nulla, alcune ragazzine sono arrivate con Piccole donne già letto per metà! Ho atteso che arrivasse nelle sale il film di Gerwig. Ho scelto un primo pomeriggio di sabato e ho invitato privatamente i colleghi simpatici e le poche piccole donne che crescono in classe a trovarci insieme alla cassa, per vederlo vicini di posto.

https://www.doppiozero.com/materiali/4-alcune-piccole-donne-crescono

euforia di naufragi

Solo Fleabag, l’ilarotragica serie della britannica Phoebe Waller-Bridge era stata sinora tanto cruda, diretta nel raccontare l’intimità sessuale e mentale contemporanea. Euphoria è un po’ mimetizzata tra gli stereotipi “teen”, ma anche questa volta il cammino è dal sesso porno all’amore, dagli eccessi di droga alla sofferenza accettata e attraversata, dal branco all’amicizia, da famiglie-dobermann a ricostruzione di rapporti interpersonali non obbligati. 

https://www.doppiozero.com/materiali/euphoria-di-adolescenti

«nel suo ottuso sonnecchiare»

«Ad Oblomov, nel suo pigro starsene sdraiato in pose pigre, nel suo ottuso sonnecchiare e nei suoi impulsi ispirati, la donna era sempre apparsa anzitutto come moglie, e solo qualche volta come amante. Nelle sue fantasticherie si librava l’immagine di una donna alta e slanciata, con le mani tranquillamente piegate sul petto, con uno sguardo calmo, ma superbo, seduta con noncuranza in mezzo all’edera del boschetto, muoversi con passo leggero sul tappeto, sulla ghiaia del viale, con la figura ondeggiante e la testa graziosamente appoggiata sulle spalle, con un’espressione pensosa; come un ideale, come l’incarnazione di un’intera vita colma di tenerezza e di pace solenne, come la pace stessa».

Ivan Aleksandrovič Gončarov, Oblomov (1859)

un sacco di pulci molto sexy

Quando Waller-Bridge si gira di novanta gradi e ci fissa in camera con la sua intelligente e impietosa sincerità con se stessa, ci convoca alla complicità, ci porta per mano dentro i suoi casini, e ci illumina sulla più ovvia delle verità: tutti cerchiamo amore, tutti speriamo che un amore duri, tutti piangiamo se un amore finisce per cause non dipendenti dalla nostra volontà e dal nostro attaccamento. 

https://www.doppiozero.com/materiali/fleabag-un-sacco-di-pulci-agli-emmy-awards