«perché non sa voler bene»

CLAUDIA: Non capisco. Lui incontra una ragazza che può aiutarlo a rinascere, che lo fa rivivere. E lui la rifiuta.
GUIDO: Perché non ci crede più.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.
GUIDO: Perché non è vero che una donna possa cambiare un uomo.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.
GUIDO: E perché soprattutto perché non mi va di raccontare… un’altra storia piena di bugie.
CLAUDIA: Perché non sa voler bene.

Federico Fellini – Ennio Flaiano, 8 e 1/2 (1963)

come Arnaut Daniel che ossequia la sua Dama

mi hai detto «come aiutarmi? scrivi!»
e scrivo io per te che chiusa nel castello
dei tuoi figli e dei tuoi due mariti
soccombi in casa per difenderti dal virus

la pandemia mi ha tolto l’illusione
che tu potessi un giorno essere mia
ed io sto qui strafatto di calma e non far nulla
tutto desertissimo con tutti i soli
abbracciando un solo amore in ologramma
con tutto il tempo per contemplare il dramma

così ti faccio un cantico e ti dico:
beato l’uomo che ti dorme accanto
e mescola i suoi fluidi ai tuoi dentro un contagio
beati i figli che sbaciucchiano la madre
beato chi ti può sfinire con i suoi bisogni
stancare sfaldare di ogni forza
beato chi ti ama e chi tu ami
beato me che ora sorrido a tutto quello

euforia di naufragi

Solo Fleabag, l’ilarotragica serie della britannica Phoebe Waller-Bridge era stata sinora tanto cruda, diretta nel raccontare l’intimità sessuale e mentale contemporanea. Euphoria è un po’ mimetizzata tra gli stereotipi “teen”, ma anche questa volta il cammino è dal sesso porno all’amore, dagli eccessi di droga alla sofferenza accettata e attraversata, dal branco all’amicizia, da famiglie-dobermann a ricostruzione di rapporti interpersonali non obbligati. 

https://www.doppiozero.com/materiali/euphoria-di-adolescenti

che bell’ambiente!

La didattica con cui si è pensata l’architettura ora sarà l’ambiente per un nuova didattica: in spazi pieni d’aria, di luce, con i banchi che scorrono su rotelle per muovere gli studenti in didattiche finalmente realizzabili, con lavagne elettroniche di ultima generazione (i BigPad della Sharp), con gli armadietti personali numerati per ogni studente per lasciare qui i libri, con i bidoncini della raccolta differenziata graziosi nel design tipo bocche-di-aerazione-di-nave, con decine e decine di spazi per leggere un giornale, sciallare in questi «spazi calmi», sprofondare in un puff, dove poter studiare da soli in un momento di difficoltà, con casette-nido per confortare il meltdown di un ragazzo autistico, con aule insegnanti dotati di angolo cucina per mangiare tranquilli, con bagni puliti e belli… 

https://www.doppiozero.com/materiali/torino-fa-scuola